
Filosofia e poesia.
Alieni da ogni esteriore solennit.
Il lungo periodo delle guerre civili aveva logorato l' thos di
Roma. Augusto, andato al potere, cerc di compiere una grande
opera di restaurazione del mos maiorum con l'aiuto di artisti,
poeti e scrittori come Virgilio, Tito Livio, lo stesso Orazio e
altri. Le divisioni interne erano finite, la pace era tornata, e
Roma si confermava la citt pi potente, la capitale di un immenso
impero. All'opera di restaurazione dei valori tradizionali si
accompagn l'uso di un linguaggio di tipo religioso e che la citt
di Roma sub un processo di divinizzazione; si cominci a
definirla citt eterna e Orazio cantava nel Carmen saeculare: 
Alme Sol [...] possis nihil urbe Roma visere maius  (Almo Sole,
possa tu non vedere mai nulla pi grande della citt di Roma). La
nascita di un nuovo senso religioso non imped a Mecenate e allo
stesso Augusto di circondarsi di filosofi. Augusto era stato
educato alla filosofia da un eclettico stoicizzante, Ario Didimo,
e aveva anche scritto un'opera di filosofia, Hortationes ad
philosophiam, andata perduta.
Il punto di arrivo di Orazio non  molto diverso da quello cui era
approdato qualche decennio prima Lucrezio: l'autonomia della
sapienza (e della poesia) dalla politica. A differenza di
Lucrezio, per, Orazio non rifuggiva la vita pubblica, anzi fu
ritenuto addirittura uno dei cantori (vati) del regime di Augusto.
Ma pochi poeti, al pari di Orazio, rifiutano cos profondamente
l'ordine politico del quale sono considerati cantori. Pochi vati
si sono impegnati come Orazio nella loro missione, dimostrandosi
per distaccati dalla prassi del loro tempo, alieni da ogni
esteriore solennit

